Storicamente il cinema friulano nasce agli inizi degli anni Ottanta con Maria Zef di Vittorio Cottafavi, film tratto dal romanzo omonimo di Paola Drigo scritto nel 1936, racconta una storia che Cottafavi da molti anni aveva intenzione di portare sullo schermo. Ambientato in Carnia, Maria Zef mostra la tragedia di una giovane che per difendersi, e soprattutto per difendere la sorella minore dalle grinfie dello zio, con il quale devono dividere la vita in mezzo ai monti, finisce per ucciderlo. Nella realizzazione del film, un ruolo fondamentale lo ha avuto lo scrittore Siro Angeli, interprete magistrale nelle vesti del protagonista, oltre che autore della sceneggiatura. Il film, dopo essere stato trasmesso più volte dalla RAI regionale, è stato presentato in diversi festival e manifestazioni internazionali.

Girato in 16 mm, e poi gonfiato in 35 mm, il film non è oggi in condizioni di essere proiettato. Infatti, le copie rimaste sono decolorate e anche buona parte del sonoro è rovinato. Per non perdere questo patrimonio della nostra cinematografia, un gruppo di realtà culturali – la Cineteca del Friuli di Gemona, il C.E.C. (Centro Espressioni Cinematografiche) di Udine e Cinemazero di Pordenone – da diversi anni perseguono l’idea dal restauro coinvolgendo altre realtà e naturalmente la RAI che ne detiene i diritti. Il progetto prevederebbe anche la distribuzione del film in DVD accompagnato da un libro che verrà curato dal critico Sergio Grmek Germani.

Negli stessi anni di Maria Zef vengono prodotti altri lavori sia amatoriali che professionali, come I varès volût vivi di Pittini o le versioni friulane curate nel 1986, della trilogia Cuitrileture part prime, seconde e tierce (versioni arricchite con nuove riprese introduttive) di Marcello De Stefano, uno dei registi più attenti della nostra realtà, il quale ripropone, attraverso il film-saggio, la questione friulana in tutte le sue sfaccettature.

Prima di allora, i pochi film prodotti in Friuli sono tutti in italiano. Tra questi ricordiamo La sentinella della patria di Chino Ermacora e soprattutto Gli ultimi di Vito Pandolfi e David Maria Turoldo. Un contributo decisivo alla vitalità della nostra produzione viene sicuramente dalla Mostre dal Cine Furlan, festival biennale, creato nel 1988 dal Centro Espressioni Cinematografiche di Udine con l’obiettivo di stimolare e diffondere il nostro cinema. Grazie a questa manifestazione, negli anni Novanta si assiste a una crescita qualitativa e quantitativa di prodotti: dal lungometraggio a soggetto al documentario, dal film sperimentale all’animazione.

La settima arte sta coinvolgendo un numero crescente di appassionati e di professionisti. Tra questi possiamo citare figure come Lauro Pittini, Lorenzo Bianchini e Massimo Garlatti-Costa per quanto riguarda la fiction; Benedetto Parisi, Giancarlo Zannier per quanto riguarda fiabe e racconti popolari; Dorino Minigutti e Renato Calligaro per i film di carattere didattico e artistico; Remigio Romano, Carlo Della Vedova e ancora Parisi per i documentari. In conclusione, si può dire che in Friuli si sta sviluppando un’alta professionalità in campo cinematografico, condizionata purtroppo da troppi freni di natura strutturale e organizzativa.

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